le jeu

poesia e arte

il primo giorno dalla coda dell’anno è sbucato come nuovo il sole è sorto come l’ultimo giorno e dell’anno non ha finito il suo e il nostro tempo eppure in ogni momento gocciamo  affacciati al precipizio della morte siamo gli utenti e senza esserne coscienti della vita siamo gli utensili il pensiero ci mantiene in vita e come un mastro carpentiere crea una muraglia su cui passeggiare andando a nostro piacimento fra passato e futuro da un lato del muro i ricordi di ieri dall’altro i desideri e le speranze il collante una specie di cementata unione tra memoria e apprensione senza pensiero c’è  silenzio una calma una fune senza corpo che conduce i vivi fino ai morti a una vita depurata da ogni scoria pulisce ogni storia della memoria la sua lavagna sporca ne fa finalmente  una goccia tersa.
fernanda ferraresso

il primo giorno
dalla coda dell’anno
è sbucato come nuovo
il sole
è sorto come l’ultimo giorno
e dell’anno non ha finito
il suo e il nostro tempo
eppure in ogni momento
gocciamo  affacciati al precipizio
della morte siamo gli utenti e
senza esserne coscienti
della vita siamo gli utensili
il pensiero ci mantiene in vita e
come un mastro carpentiere crea una muraglia
su cui passeggiare andando a nostro piacimento
fra passato e futuro
da un lato del muro i ricordi di ieri dall’altro i desideri
e le speranze il collante una specie di cementata unione
tra memoria e apprensione
senza pensiero c’è  silenzio
una calma una fune senza corpo che conduce i vivi fino ai morti
a una vita depurata da ogni scoria
pulisce ogni storia della memoria la sua lavagna sporca
ne fa finalmente  una goccia tersa.

fernanda ferraresso

— 5 giorni fa con 2 note
#le jeu  #animated gif  #frammento  #fernanda ferraresso 
immagine- luigi ghirri
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                    Solo la mano che cancella                    può scrivere la cosa giusta.
                                   Meister Eckhart


le vie erano miee nostri il tempo e le persone per i loro occhi luccicanti per le loro  voci sonore di canti per tutto quel lucente  universo erano mie senza catene le ore lo spazio e l’incarnato chiaro delle rose o delle dalie come le  guance delle ragazze e il loro  cielo dentro il quale mi tuffavo erano miei  e nostri il sole la luna  le stelle tutto tutto il mondo era mio senza ingabbiarlo senza spezzarne nemmeno un frammento senza mai per intero trangugiarlo perché quando guardavamo le cose noi vedevamo noi stessi l’intero  senza specchio dove tutto il cosmo si rovescia e l’unica immagine che non ci appartiene è il corpo di quell’io che come l’orizzonte è percepibile ma non esiste.
fernanda ferraresso  da- Luoghi dell’inverno

immagine- luigi ghirri

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                    Solo la mano che cancella 
                   può scrivere la cosa giusta.

                                   Meister Eckhart

le vie erano mie
e nostri il tempo e le persone
per i loro occhi luccicanti
per le loro  voci sonore di canti
per tutto quel lucente  universo
erano mie senza catene le ore lo spazio
e l’incarnato chiaro delle rose o delle dalie
come le  guance delle ragazze e il loro  cielo
dentro il quale mi tuffavo
erano miei  e nostri il sole la luna  le stelle
tutto tutto il mondo era mio senza ingabbiarlo
senza spezzarne nemmeno un frammento
senza mai per intero trangugiarlo
perché quando guardavamo le cose
noi vedevamo noi stessi
l’intero  senza specchio
dove tutto il cosmo si rovescia
e l’unica immagine che non ci appartiene
è il corpo di quell’io che
come l’orizzonte è percepibile
ma
non esiste.

fernanda ferraresso
 da- Luoghi dell’inverno

— 5 giorni fa con 6 note
#le jeu  #fernanda ferraresso  #poesia  #fotografia  #luigi ghirri 
immagine- luigi ghirri
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                 “nulla dies sine linea”                         Plinio il Vecchio
nessun giorno senza un cielo
nessun giorno senza un attimo niente e nessuno senza un segno nessun gesto senza un disegno nessuna erba senza  radice profonda in ogni zolla della terra in ogni atomo d’aria in ogni cella d’organismo diurna e notturna senza  sosta gira muta permutando morte in vita l’infinito senza asse senza centro e riferimento atlante d’ogni orizzonte squadra e compasso di ogni sguardo matrice e catalogo di un ordine che scompagina tempo e spazio dipinge di sogno tutto ciò che galleggia alla deriva nell’immenso affresco
fernanda ferraresso

immagine- luigi ghirri

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                 “nulla dies sine linea”
                    
    Plinio il Vecchio

nessun giorno senza un cielo

nessun giorno
senza un attimo
niente e nessuno
senza un segno
nessun gesto
senza un disegno
nessuna erba
senza  radice profonda
in ogni zolla
della terra in ogni atomo d’aria
in ogni cella d’organismo
diurna e notturna
senza  sosta gira
muta
permutando morte in vita
l’infinito senza asse
senza centro e riferimento
atlante d’ogni orizzonte
squadra e compasso di ogni sguardo
matrice e catalogo
di un ordine che scompagina
tempo e spazio
dipinge di sogno
tutto ciò che galleggia
alla deriva nell’immenso affresco

fernanda ferraresso

— 5 giorni fa con 3 note
#le jeu  #poesia  #fernanda ferraresso  #luigi ghirri  #fotografia 
va dove ti porta il vento…e non perderti nell’inseguimentovedrai ad un certo punto che sei tu a seguire te stesso e nonil vento…
f.f.

va dove ti porta il vento…e non perderti nell’inseguimento
vedrai ad un certo punto che sei tu a seguire te stesso e non
il vento…

f.f.

(via themurmuringcottage)

— 1 settimana fa con 162 note
#le jeu  #frammento 
immagine-agostino arrivabene
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tu quasi haiku
adesso     c h i a m o mi disseto   mi dico sei   un miraggio
e bevo bevo la tua nuvola d’aria fresco e luce
vento chiarore piove un bocciolo di sole si apre una voce
chiama chi ama e chiama tutto il tempo sei  tu mia voce?
di chiave in chiave la notte è una  nota porta è parola
tu che ti affacci sei immensa di ore casa contrada
esponi radici e disponi i tuoi fiori degli anni  non conti
soli  o assoli né le case del tempo smonti rimonti
il paesaggio tuo è il corpo di sempre pioggia su pioggia
neve su neve la casa un disegno vento il mio sogno
fernanda ferraresso
da…ancora non so

immagine-agostino arrivabene

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tu quasi haiku

adesso     c h i a m o
mi disseto   mi dico
sei   un miraggio

e bevo bevo
la tua nuvola d’aria
fresco e luce

vento chiarore
piove un bocciolo di sole
si apre una voce

chiama chi ama
e chiama tutto il tempo
sei  tu mia voce?

di chiave in chiave
la notte è una  nota
porta è parola

tu che ti affacci
sei immensa di ore
casa contrada

esponi radici
e disponi i tuoi fiori
degli anni  non conti

soli  o assoli
né le case del tempo
smonti rimonti

il paesaggio
tuo è il corpo di sempre
pioggia su pioggia

neve su neve
la casa un disegno
vento il mio sogno

fernanda ferraresso

da…ancora non so

— 1 settimana fa con 2 note
#le jeu  #poesia  #haiku  #fernanda ferraresso  #pittura  #agostino arrivabene 

Michael Kamen - THE WINTER GUEST

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Temiamo una perdita, eppure è proprio ciò che perdiamo che ci aiuta ad accogliere
l’unico istante di pienezza di cui nessuno può privarci: il secondo bene.
Flavio Ermini

.

lasciare
aprire il palmo e seminarci vento
tornare a partire
al più presto nel patire ritrovare da dove si è venuti
dimenticandoci ciò che eravamo perché
forse    non eravamo che aria  sulla soglia di casa
tornare ritornare attraversare
sabbia finissima e leggera corpo di nuvola
quale tutto il tempo si disegna
volo su un deserto corpo in cui tutto è
vivo e fecondo per una sola goccia
di pioggia un pianto d’erbe che subito
di vita si brucia  e anche la radice non lascia
altra parola se non un soffio
che scorre il corpo e la terra
senza il nostro passo a lato prende quota
abita l’immenso sconfinandoci oltre il dolore
oltre ogni angoscia un vuoto mare che es-
onda sulla riva ignota  e altra vita àncora
in nubifragi  senza sguardi dentro quel confine  di traguardi
che ci sguscia nuovo  tra le dita.

fernanda ferraresso

da Lungo l’inverno

— 1 settimana fa con 6 note
#le jeu  #fernanda ferraresso  #poesia  #musica  #video  #Michael Kamen 
immagine- antonio palmerini
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da un giorno all’altro
non mi hai più detto nulla da un momento all’altro non mi hai più visto di attimo in attimo la nostra presenza è diventata un muro   spesso senza volerlo ci sfioravamo come fiori d’invernoda sabato a lunedì era cambiato l’universo non c’erano più voci dentro le cose tutto si era fatto ordinario catalogo del tempo un’assenza dal primo istante in cui il giorno ci chiamava e lontani trovava i nostri passi i nostri abiti e le abitudini disperse persino il caffé non era più la sveglia si era addormentato per sempre nell’ultimo mattino la mia e la tua veglia né nord né sud segnavano le nostre impronte veloci sgattaiolavano agli opposti tu la notte e io altrove dentro  un inverno che costruì il mio gelo
nessuno disse più una parola nessuno sparse sale sul nostro ghiaccio mettemmo all’angolo tutto lo spazio e si restrinse anche il nostro occhiosi seccò lo sguardo senza più lacrime o un rimpianto non fiorirono che siepi altissime e labirinti disegnarono in me e in te ormai pagine diverse di libri che ognuno leggeva per proprio contotutto ciò che ci riguardava stava basso a piè di pagina e lo sfoglio del nostro tempo consumò anche quell’orlo l’istanza adesso è solo il silenzio pesante spesso denso una specie di pianura a rovescio alta quanto la nostra ostinazione o forse la paura che anche quel  poco che si fosse da solo salvato ci cadesse addosso e in frantumi ci facesse soli più soli ma senza più cosmo.
fernanda ferraressoda Lungo l’inverno

immagine- antonio palmerini

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da un giorno all’altro

non mi hai più detto nulla
da un momento all’altro
non mi hai più visto
di attimo in attimo la nostra presenza è diventata
un muro   spesso
senza volerlo ci sfioravamo
come fiori d’inverno
da sabato a lunedì era cambiato l’universo
non c’erano più voci dentro le cose
tutto si era fatto ordinario catalogo del tempo
un’assenza dal primo istante in cui il giorno
ci chiamava e lontani trovava i nostri passi
i nostri abiti e le abitudini disperse

persino il caffé non era più la sveglia
si era addormentato per sempre nell’ultimo mattino
la mia e la tua veglia
né nord né sud segnavano le nostre impronte
veloci sgattaiolavano agli opposti
tu la notte e io altrove dentro  un inverno che costruì il mio gelo

nessuno disse più una parola nessuno sparse sale sul nostro ghiaccio
mettemmo all’angolo tutto lo spazio e si restrinse anche il nostro occhio
si seccò lo sguardo senza più lacrime o un rimpianto
non fiorirono che siepi altissime e labirinti disegnarono
in me e in te ormai pagine diverse di libri che ognuno
leggeva per proprio conto
tutto ciò che ci riguardava stava basso a piè di pagina
e lo sfoglio del nostro tempo consumò
anche quell’orlo
l’istanza adesso è solo il silenzio
pesante spesso denso una specie di pianura
a rovescio alta quanto la nostra ostinazione
o forse la paura che anche quel  poco che si fosse da solo salvato
ci cadesse addosso e in frantumi ci facesse soli
più soli ma senza più cosmo.

fernanda ferraresso
da Lungo l’inverno

— 1 settimana fa con 1 nota
#le jeu  #poesia  #fotografia  #antonio palmerini  #fernanda ferraresso 

Sigur Rós

**

da tutti i momenti infelici
presi un grano di sale    poi misi freddo  nel passato
così da non far sorgere luce nel ritorno
ancora un altro passo ho aggiunto al mio piede
perché veloce costruisse un passato e
ogni tuo gesto incompiuto ho rinchiuso
in un silenzio grave e a fondo a lungo
l’ho precipitato dentro di me come in un  mare vasto
ho costruito intorno  una parete  spessa bianca
e in ogni direzione ho messo  il mio cammino  all’interno
di quel pozzo che in me era cresciuto
fino all’oscuro fino alla notte del mio più antico corpo
e valli e lune interne a radure gorgogliarono fino alla mia gola
una luce d’acqua  dai sigilli   il mio corpo divenne  fontane
e in nebbia si sollevarono i pensieri
nei fossi più profondi del mio sangue sentii i gigli dei campi
e acuto e melodioso un canto
da tutte le erbe nei miei passi e gli animali da tutti gli uccelli
del bosco si fece accanto
caddi mi rialzai e ricaddi
ripiombai in altro oscuro e tempesta mi accolse
senza altro segno che un lampo sfregiò il mio occhio
lo aprì fino a scoprirne il nervo e premette     con forza
tutta la carica del vento in me   fino a sprofondarmi    oltre
le mie orme     oltre il mio passo
affondai   ancora e ancora tentai di sollevarmi
ma ero un vortice e tutto si spezzava in me
come uno sciame contro l’imprevisto di una fiamma
bruciai per ore o giorni o anni  un tramonto di distanze
il cielo calò in fretta su me tutte le sue lastre
non vidi più nulla se non quest’ombra
con cui ancora mi accompagni

fernanda ferraresso

da  Voci oltre e altre cose storte

— 1 settimana fa con 9 note
#le jeu  #musica  #video  #Sigur Rós  #fernanda ferraresso  #poesia 
quale forma →

quale forma
accoglie la mia caduta
quale immagine ridisegna la mia fuga
da questo esitare
di esistere in se stessi incessante-
mente un vento che semi e polveri dissipa
e in altre terre sparge
l’essere e l’essenza del compilare
anagrafi terrestri mentre scorre
nel nostro libro alba e alburno
non morte ma un abito in veste di solstizio
quella curva del percorso dove gli apici si doppiano
e l’uno sull’altro scorrono
gli apogei di una memoria labilissima e feroce
che sbrana ogni succulenta polpa della morte
rigido quell’inverno dei corpi in cui il silenzio vigila
l’assenza coi rigori dell’immobile.
Dove si riconfigurano le ombre e i pensieri
prendono l’inchiostro dopo l’esilio
in tanto buio angusto nel guscio da cui poi ricresce
lento con il suo tempo tutto l’universo.
Quale insanabile frattura è
il parto che disperde ogni altra memoria
continua la mente in queste geografie
terrestri invase d’ogni altra scrittura celeste?

fernanda ferraresso

— 1 settimana fa con 2 note
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